MEDITAZIONI DI RINASCITA

1 mar - 21 mar, 06:30-07:00
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SIAMO TANTI, UNA FOLLA INTERA!

SIAMO TANTI, UNA FOLLA INTERA!

L’essere umano è composto da molte parti interiori. Riconoscerle e dialogare con esse, invece di negarle, permette integrazione, autenticità e riduzione della sofferenza emotiva.

Siamo tanti, una folla intera. E no, non parlo dell’aumento demografico della popolazione mondiale ma piuttosto delle parti di noi. Dentro di noi ci sono tanti personaggi diversi, tante versioni di noi, di molte delle quali non andiamo fieri e cerchiamo disperatamente di non ascoltare, di non vedere, di nascondere laggiù in fondo. Possiamo pensarli proprio come persone delle quali per lo più non andiamo fieri e che spesso vogliamo nascondere. Innanzitutto perché siamo cresciuti nel paradigma estremamente razionale e semplicistico, della monomente e l’idea che ci sia dentro di noi una vera folla di persone che discute, dialoga, porta avanti istanze anche contrapposte ci atterrisce e spaventa. Ammettere di avere una personalità multipla non significa dichiararsi affetti da un disturbo della personalità. Piuttosto significa riconoscersi a capo di un gruppo agguerrito di personaggi che hanno bisogno di un regista che li veda, li conosca e li gestisca. E quel regista puoi solo essere tu.


Se vi è capitato di vedere il film Follemente di Paolo Genovese forse cominciate a capire a cosa io mi stia riferendo. Il problema grande che abbiamo noi Occidentali è quello che è già tremendamente difficile ammettere la possibilità che esista questa folla dentro di noi, senza che questo corrisponda a sentirci malati e perduti. Il problema grande in tutto questo è che negando l’esistenza di queste persone, ci perdiamo una grandissima opportunità: le parti non sono ostacoli, non sono altro che voci della nostra anima, ascoltarle può solo condurci più vicino a noi stessi. Ma per poterle ascoltare prima occorre ammettere che esistano e poi andare alla ricerca di queste graziose creature con un atteggiamento che non è inquisitorio e giudicante ma curioso e compassionevole. In fondo, ricordiamoci che il voler combattere i pensieri, le emozioni e gli impulsi che vogliamo negare non fa altro che indebolirci, e rafforzare loro. Tutto ciò che vogliamo zittire senza provare a comprenderlo e a comprendere da che personaggio dentro di noi arriva, non fa altro che ingaggiare con noi una guerra senza confini nella quale noi proveremo a ignorare, nascondere, disciplinare un “nemico” ben più forte di noi. Perché noi combattiamo al buio, non volendo comprendere. Il risultato finale? Provare un’immensa vergogna per una sconfitta che non possiamo non sentire dentro di noi. Vergogna che ci spinge a farci credere di doverci proteggere in modo che gli altri non possano vedere cosa abbiamo combattuto e perso (quali personaggi abbiamo dentro di noi) e così ci costruiamo quella che Eva Pierrakos ha chiamato maschera. Una sorta di scudo protettivo, di immagine udulcorata, moneta, da presentare all’esterno. Con cui ingannare gli altri ma soprattutto noi stessi. E questo, senza voler semplificare troppo, è origine di tantissimo del nostro dolore. Perché noi riteniamo di poter essere amati solo se indossiamo quella maschera ma dentro di noi sentiamo un prurito fastidioso tutte le volte che la mettiamo. Un po’ come se calzassimo un paio di scarpe non del nostro numero. Sensazione terribile. Noi dentro ci sentiamo tirare dalle tante parti, appunto, dai tanti personaggi che abitano comunque in noi, che lo vogliamo o no, e che semplicemente, con la costanza di una goccia cinese, sono a ricordarci che noi non siamo quella maschera che mostriamo. E non lo saremo mai. E il meccanismo si autoalimenta, in un crescendo di vergogna.

Cominciate a convincervi del fatto che possa essere un viaggio interessante quello che ci porta a colloquio con i tanti noi dentro di noi? Beh, è un viaggio che in Occidente si è cominciato a fare seriamente con l’inizio della psicologia moderna, ma che già in Cina, nel linguaggio un po’ magico, era iniziato millenni prima.

Secondo il pensiero cinese, infatti, la nostra Anima è una realtà complessa che è costituita da 3 entità, gli Hun 三魂, mobili e capaci di veicolarci nelle varie dimensioni e che ci parlano attraverso i sogni, e 7 Po 七魄, spiriti che ci permettono di incarnarci, di entrare nella materia e che ci spingono alla materialità.

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I 3 Hun e i 7 Po

I numeri 3 e 7 non sono casuali: sono due numeri yang, della manifestazione. La loro somma, 10, di nuovo è un numero simbolico che ci parla di una chiusura di un ciclo (il numero 9 è la chiusura di un ciclo) e dell’inizio di un ciclo nuovo su un altro piano. Come a dire che l’unificazione dei 3 Hun e dei 7 Po ci porta ad un “passaggio di livello”.

Richard C. Schwartz nel suo “Come allearsi con le parti cattive di sé” in modo un po’ provocatorio, parla di questi personaggi dentro di noi come delle nostre parti cattive, che rifiutiamo e combattiamo, con il solo risultato, come dicevamo, di farle crescere sempre di più.

In altre tradizioni, ad esempio quella buddista, troviamo, solo per citarne alcune, Adreanna Limbach con il suo libro “Tè e pasticcino con i propri demoni” oppure Tsultrim Allione in “Nutri i tuoi demoni” (trovate tutti i riferimenti a questi libri qui) portano lo stesso concetto.

Ed aggiungo, ma poi mi fermo perché credo di averti convinto, anche Clarissa Pinkola Estés in “Donne che corrono coi lupi” fa una lunghissima narrazione di come la donna debba riallacciare i rapporti con la sua parte selvaggia. Ed indovina un po’ chi è la parte selvaggia se non l’insieme delle nostre personcine interiori che cercavamo di affogare? Quando ho cominciato a collegare i puntini di tutti questi inviti e riferimenti, a un certo punto mi è diventato chiaro che la strada può essere solo quella del dialogo con i noi. Per ascoltarli. Perché in fondo, queste parti di noi infantili, immature, di cui ci vergogniamo e che non riconosciamo mai (salvo poi essere inspiegabilmente irritati dal comportamento di una nostra cara amica che quando fa così proprio ci dà sui nervi…ed indovina un po’ perché questo drizzarci il pelo sulla schiena? Sì, esatto, perché un personaggio in noi si sta specchiando proprio nel comportamento della nostra amica!) sono lì perché hanno una missione, quasi impossibile: esserci utili conducendoci verso una guarigione che significa poi verso un luogo dell’anima in cui poter essere creativi, unici, diventare ciò che siamo, proprio come Hillman e prima di lui Pindaro, ci augurano.

Il cammino per arrivare a unificare queste parti è molto lungo anche perché questi personaggi sono spesso congelati da traumi del passato (facciamo tutti i conti con traumi della nostra infanzia perché il dolore, la sofferenza e l’amore imperfetto sono di questo mondo) e vanno prima convinti a collaborare, vanno fatti sentire al sicuro. E allora cominciamo a non muoverci più in reazione. E come per magia, perché davvero di magia si parla, ciò che comincia a fluire ad essere più morbido, dentro, corrisponde anche ad un cambiamento nel mondo esterno. Esistono utili pratiche meditative che possono accompagnare a contattare i nostri vari personaggi ma, ancor prima, una cosa già di per sé sorprendente, è quella di conoscerli.

Schwartz, nel testo già citato, suggerisce una mappatura artistica. Si tratta di un lavoro che possiamo iniziare tra noi e noi per poi proseguirlo con strumenti diversi, con l’aiuto di uno sguardo terzo. E’ a questo, ad esempio, che serve lo studio della nostra Carta Astrale e di questo ci parla. Se vuoi scoprire di più, qui trovi il mio incontro in presenza e qui il mio incontro online sull’argomento.

Pronto per conoscere qualche pezzettino in più di te? Servono colori, un foglio, giornali, forbici e colla. Una stanza silenziosa e un po’ di tempo a disposizione. Mettiti in una posizione comoda, seduta su una sedia oppure in posizione di meditazione. Rilassati e respira profondamente, come per iniziare a meditare. E, seguendo un pensiero, un’emozione, una qualunque traccia, ad occhi chiusi, prova a sentire questa traccia nel tuo corpo. Dove si posiziona? E che aspetto potrebbe avere? Prova a rimanere in quella parte del tuo corpo finché non ti arrivano abbastanza informazioni, rispetto a quella sensazione, per poterla disegnare, o rappresentare ritagliando immagini dalla rivista. Prenditi il tempo di rappresentarla con cura. Non occorre essere artisti, occorre avere lo sguardo del bambino ed occorre divertirsi ed amarsi, mentre facciamo questo gioco. Una volta che hai disegnato o rappresentato un personaggio puoi ricominciare, cercandone un altro. O forse è il primo personaggio che ti porterà il prossimo. Lascia che le cose continuino a fluire, finché non sentirai che per il momento è sufficiente. A quel punto resta ad osservare ciò che hai realizzato. Segnati appunti e considerazioni, se ti vengono in mente. Tutto potrà servire la prossima volta, quando ripeterai questa mappatura. Perché sono tanti i personaggi da cercare. Forse potresti realizzarne un quaderno. Inizia e vedi dove questo ti conduce. Quando senti di aver terminato, ringrazia le parti di te che si sono mostrate e ringraziati, per ciò che hai fatto con te e per te. E se proprio non intendi leggere nessuno dei libri che ti ho citato, guardati almeno il film!


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